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Wine House a Napoli, vino, musica e cibo in un cocktail metropolitano d’avanguardia in Italia

Rivoluzione da Gran Gusto a Via Marina: ristrutturati completamente i locali al piano superiore per creare un ambiente nuovo e sostanzialmente inedito per Napoli, città che conferma un grande fermento nonostante il moemnto difficile, con investimenti che si susseguono e nuove aperture di locali molto interessanti. Tra l’altro proprio in quest’area che nel giro di pochi passi vede gli stellati Aria e Romeo oltre le osterie e le pizzerie famose da sempre.
Il progetto, curato e seguito in prima persona dalla proprietaria Giusy Pica è davvero coinvolgente perchè capovolge la piramide d’interesse a cui siamo abituati: alla base c’è una catina smisurata con prezzi assolutamente vantaggiosi: si cena circondati dal bottiglie che si possono prendere direttamente e che al tavolo hanno un ricarico di appena il 15%, poco più di un diritto di tappo. La cantina, ormai curata da anni, è stata rafforzata e praticamente è una delle più complete della Campania in questo momnto con una sterminata scelta di Champagne, la Campania al gran completo, tutti i grandi classici in bella mostra e disponibili a prezzi incredibili. Il servizio è appassionato, attento, colto, curato da Domenico Russo, vera icona del locale.
La partenza della struttura è avvenuta a razzo, cento serate di musica jazz ad alto livello programmate per il 2023, tutti grandi professionisti, a cui si potrebbero aggiungere nuove band giovanili e ancora non affermate. Lo spazio consente di tutto. Alle spalle di questa struttura il reparto supermercato che consente un approvvigionamento di prima fascia tra formaggi, prosciutti italiani e spagnoli, salumi. Di fronte la cucina che propone piatti semplici ma efficaci, come i moscardini alla genovese che ci hanno obbligato alla zuppetta, sontuosi piatti di crudo che competono con quelli di Punto Nave, bisteccheria per ogni sfizio, dal bisonte alla carne pregiata giapponese.
Riassunto, un posto che va incontro alle moderne esigenze del grande pubblico disposto a spendere per pagare la qualità senza doversi sottoporsi al rito estenuante e stancante delle messe di alcuni stellati dove il piatto che hai scelto ti arriva dopo il decimo benvenuto dello chef o che ti costringono a fare percorsi stancanti senza darti la possibilità di scegliere.
Ormai i ristoranti si distinguono in veri e propri laboratori gastronomici per una ristretta cerchia di appassionati che gira su se stessa orfana ormai di eventi significativi e luoghi che mettono al centro le esigenze di una clientela che la sera vuole divertirsi e non assistere ad una messa di Natale di rito ortodosso.
Gli imprenditori che comprendono questa dicotomia e non diventano ostaggi dell’ego degli chef loro dipendenti faranno profitti, gli altri ci rimetteranno sicuramente perché il modello di ristorazione ormai sta radicalmente cambiando.
Winehouse, gioca ovviamente sul significato del nome della grande cantante inglese ma al tempo stesso è il manifesto di questo posto: una casa del vino che ha al centro il bere. Non manca, ovviamente, il bere miscelato.
Siamo facili profeti a prevedere un grande successo: nonostante i tempi difficili, Napoli non vive lo stato depressivo che purtroppo stano attraversando altre grandi città. Come si dice, ‘O napulitan s’ fà sicc ma nu mor, anzi si esalta nelle emergenze e nei momenti difficili proprio grazie alla grande elasticità mentale e senso pratico che sono il genius loci di questa città e che la rende ogni giorno un grand teatro all’aperto.
La spesa? Varia da quello che prendete, diciamo dovete considerare, vino escluso, circa 50 euro sino a grandi cifre. Ma il menu è molto chiaro e non avrete mai brutte sorprese. Potete anche fermarvi a un bel tagliere e ad una buona bottiglia di vino.
Un posto dove potreste venire ogni giorno e trovare qualcosa di nuovo. Poi con il sassofono di Giulio Di Martino impegnato nelle prime note immortali di Smoke on the water dei Deep Purple sono tornato tredicenne a salire le scale del mio liceo.
Effetto del vino o della musica? Chissà.
Bravi, bravi, bravi

Articolo completo su Luciano Pignataro

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